Tempo non c'è tempo sempre più in affanno
inseguo il nostro tempo vuoto di senso senso di vuoto
E persone quante tante persone un mare di gente nel vuoto
(...)
Tu sei quello che tu vuoi ma non sai quello che tu sei
Il tutto sembra essere nato da quest'altro post:
"Dunque, ho fatto un conto al volo: solo contando i miei 25 blogger/tumblr preferiti più me stesso, abbiamo prodotto solo ieri circa un centinaio di post, che avranno comportato almeno un minuto o due ciascuno, per un totale di 100/200 minuti: mi chiedo - ma senza polemica, è mera una riflessione personale - se tutto questo tempo utilizzato ci porti a qualcosa, un qualsiasi qualcosa, un arricchimento personale, culturale, informativo, o alla creazione di idee nuove che escano tra le persone là fuori, o sia semplicemente un giochino, un monòpoli di parole a cui ci piace giocare senza sosta?
Perchè, se è così, non sarebbe meglio - ogni tanto - usare quei 200 minuti, che so, per trovarci a ripulire 100 metri quadri di giardinetti pubblici, o contribuire anche da remoto a enti no-profit, qualcosa che sia utile nel senso stretto della parola, anzichè in quello lato."
Secondo Boh si tratta di un tentativo di fuga, c'è chi ci prova con i reality e chi con i blog:
"Ecco, i blogger non hanno tempo perché spesso e volentieri non vogliono averlo per esserci e per contare, per fuggire dalla realtà circostante, per migliorare la loro vita e per partire dall'Italia. E si fanno in quattro, e pure in otto, di tempo ne hanno assai poco ma quel poco lo impiegano per costruire un sogno: avere un futuro migliore. In fondo, sempre meglio bloggare che tentare la sorte con una valigia e niente in tasca, come gli emigranti di un secolo fa."
Premesso che probabilmente dietro ogni blogger ci sono motivi diversi, personalmente mi convince molto l'idea che in fondo non ho tempo perchè non voglio averlo. Perché è vero: voglio fuggire dalla "realtà circostante"; quella offline per interderci (visto che anche i blog sono "reali" e "circostanti" no?).
Tanto per dire: ieri dopo il lavoro ho scritto tre posticini, letto una trentina di blog, chattato due ore con due persone, nel mentre ho visto (male) 24 alla tv, giocato a ogame, aggiornato il gobbo, ho tentato di scrivere qualcosa per IB4RP, e fermo qui l'elenco perchè mi vengono le vertigini solo a pensare a tutto quello che devo ancora fare stasera.
E come se non bastasse mi sento sempre in debito perchè commento troppo poco i post degli altri! E' evidente che qualcosa non funziona.
Mi convince invece di meno, molto di meno, l'idea di fare tutto questo per costruirmi un futuro migliore, non come lo intende Boh almeno. Non riesco nemmeno a immaginare una simile possibilità.
Insomma, per me i blog sono puro escapismo, e non solo per me credo.
Ma dell'escapismo per come la vedo io fanno parte anche "un arricchimento personale, culturale, informativo" e la "creazione di idee nuove".

















7 commenti:
Sì ma per leggere questo post ho perso due minuti.
Sai quanti giardinetti pubblici avrei potuto ripulire in due minuti?!
Cmq a parte gli scherzi.
Il mio blogging è nato per rimanere in contatto con amici, famiglia e con l'italia.
Poi si è evoluto in quello che... bè insomma in un blog "escapistico".
Il problema della vita offline (cioé quella vera) è che non hai la possibilità di incontrare le persone giuste.
Qui online puoi selezionare le persone che ti interessano, non importano dove vivano, non importa chi siano, e puoi comunicare.
Ho sempre avuto un vuoto nella mia vita offline a Cagliari: la difficoltà ad inconrare persone con le mie stesse idee, politiche culturali ecc ecc.
il blogging ti permette di creare comunità, partiti, giornali ed arricchirti ogni giorno.
Quoto totalmente @Fabristol.
Al di fuori del mondo dei blogger, è difficile parlare di certi argomenti con un minimo di soddisfazione.
Mi fermo qui, perché è tardi e non ho più tempo...
Non volere o non potere avere rapporti dedicati, veri, nel mondo reale, è un grosso problema di molti. Così si fanno un sacco di cose.
Cioè, diventa un problema quando uno sta insieme a una persona, quando ha un anziano da curare o solo da visitare o un animale. Ma se uno è solo che problema c'è?
Il punto è che a stare un po' nel guscio, con i rapporti comodi del computer/skype/telefono/chat, poi uno si abitua. Lo vedo capitare ogni giorno nelle migliori famiglie...
:(
Fabri%quotone-laicistone:
Ok concordo; però avete evaso la questione del tempo che è il cardine del problema. Inoltre ho capito che è per questo che vi piace bloggare, ma non ho capito se è evasione o qualcos'altro (insomma non sono sicuro di essermi spiegato bene e di avervi fatto capire il tema del post).
Boh:
E' il classico paradosso della rete: parlo tutti i giorni con un ricercatore sardo che lavora a Bristol ma non conosco nemmeno il nome del mio vicino di casa musulmano.
Tornando al tempo, finché sono bamboccione posso ridurre all'osso le ore di sonno, ma fino a un certo punto... e poi?
Non credo proprio che sia una fuga, al contrario è un riappropriarsi di se stessi.
Senza la rete dovrei rinunciare ad una parte essenziale del mio modo di essere e di vivere.
Poco tempo per leggere e pochissime occasioni per confrontarsi ed eventualmente approfondire; se c'è una fuga, obbligata, è questa.
Ciò non toglie che il tempo è comunque poco, e io ne so qualcosa...
Spero di essermi spiegato. :)
"Non credo proprio che sia una fuga, al contrario è un riappropriarsi di se stessi."
Bella questa :-)
Ma, mi domando: la fuga non è sempre un riappropriarsi di se stessi? Non si fugge proprio per poter essere se stessi?
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