16 luglio 2008

Il Copyright è morto, torna il diritto perpetuo

La cosa divertente dell'aumento della durata del diritto d'autore che passa da 50 a 95 anni è che di fatto... annulla il diritto d'autore!

Infatti il diritto d'autore nacque per porre un freno al diritto perpetuo. In pratica prima del copyright (diritto positivo) chi stampava per primo un libro aveva diritti di proprietà esclusivi e perpetui su di esso (diritto consuetudinario). L'autore veniva pagato solo una volta per il diritto di stampa, e tutti i ricavi futuri finivano all'editore.

Questo causò un monopolio culturale di fatto, con una concertazione di diritti e di cultura nelle mani di pochi editori (i bookseller). Sappiamo cosa significa monopolio: nessuna concorrenza e prezzi elevati. Ma i libri non sono patate, e il monopolio sulla cultura ha effetti molto più deleteri e di difficile valutazione.

Fu proprio per porre fine a questa situazione che venne introdotto il copy-right, contro il volere e le proteste degli editori.

All'inizio il termine stabilito dallo Statuto di Anna, la prima legge sul copy-right redatta nel 1710, era di ventuno anni.

Quando si avvicinò la data fatidica per la liberazione delle opere nel 1731 (1710+21) i bookseller ovviamente chiesero di poter estendere tali diritti per altri tot anni. Il parlamento inglese rispose grosso modo così:

"non vedo alcuna ragione per concedere ora una durata maggiore, che non verrà rispettata con richieste di nuove estensioni, man mano che si estinguono le vecchie scadenze; per cui, se dovesse passare, questa proposta in effetti stabilirà un monopolio perpetuo, una cosa meritatamente odiosa agli occhi della legge; diverrebbe un grande ostacolo al commercio, scoraggerebbe l'apprendimento, non sarebbe un beneficio per gli autori, ma una tassa generale per il pubblico; e tutto ciò soltanto per incrementare i guadagni privati dei venditori di libri"

Questo però non fermò i bookseller inglesi, che riuniti in un cartello continuano a ignorare lo Statuto di Anna appellandosi al copy-right consuetudinario.

Bisognerà aspettare il 1774 per liberarsi del diritto perpetuo, e fino a ieri avrei detto: "per liberarci per sempre del diritto perpetuo".

Il nostro eroe fu un editore scozzese: Alexander Donaldson.

Donaldson si specializzò nel pubblicare versioni economiche di libri famosi appena scaduti i termini previsti dallo Statuto di Anna. Quando il cartello di editori inglesi tentò di chiudere i negozi di Donaldson in Scozia, lui per tutta risposta incominciò a vendere le sue edizioni economiche anche a Londra. Queste copie "pirata" come vennero definite allora, costavano circa il 50% in meno di quelle ufficiali, ed erano perfettamente legali secondo lo Statuto, ma non secondo le norme consuetudinarie.

Dopo alcune vittorie legali dei bookseller la diatriba finì davanti alla camera dei Lord, che nel 1774 sancì la legittimità delle pubblicazioni di Donaldson e la vittoria del copyright moderno sul diritto perpetuo.

I monopolisti la presero male come potete immaginare, e paventarono "la fine della cultura in Europa".

Si dovrà aspettare il 2008 e il parlamento europeo per avere, di fatto, una abolizione del copy-right e un ritorno al diritto perpetuo seicentesco.

Ps. Questo post è stato scritto riassumendo un capitolo di un libro di Lessing "Cultura Libera". Ovviamente si tratta di opera rilasciata sotto licenza Creative Commons, che ve lo dico a fare?

3 commenti:

Pupottina ha detto...

ciao sgembo, eccomi qui!
interessante l'argomento copyright!
buona giornata

Nihil ha detto...

Comunque questa è solo una proposta di direttiva, quindi non è detto che passi... il Parlamento europeo un paio di settimane fa ha respinto la proposta di "bannare" da Internet i pirati, per cui ho una speranza non nulla che rifiuti anche questa idea.

Informazioni dettagliate:

http://ec.europa.eu/internal_market/copyright/term-protection/term-protection_en.htm

Sgembo ha detto...

Ciao pupottina, grazie e buona serata!

Nihil: Mmm...speriamo allora.